L’ostrica

L’origine delle ostriche si perde nella notte dei tempi.

Nel Neolitico erano conosciute ed apprezzate, come testimoniano numerosi fossili ritrovati. Già 5000 anni fa le ostriche erano parte integrante dell’alimentazione umana.

I cinesi furono con ogni probabilità i primi veri allevatori di ostriche della storia, utilizzando canne di bambou come collettori per le larve. I Veneti antichi, ancor prima dei Romani, portarono nella penisola italica i primi esemplari di ostriche pacifiche. Successivamente sarà Gaius Sergius Orata, ingegnere ed imprenditore romano, a dedicarsi alle ostriche. A lui si attribuisce l’invenzione del primo sistema di allevamento a “tavole” della storia, evoluzione ancora oggi utilizzata nell’ostricoltura moderna (tra il 140 e il 91 a.C.).

Storia dell’ostricoltura

In Europa l’ostricoltura non si sviluppa in maniera fiorente fino al tardo Rinascimento grazie alla presenza di grandi giacimenti naturali di ostriche piatte (ostrea edulis). L’esaurimento delle riserve naturali a causa della pesca intesiva, unitamente alla diminuzione del valore di mercato del sale determinano il cambio di destinazione d’uso delle saline (claire) presenti nella Charente Maritime in Francia. Non pi˘ semplici serbatoi di estrazione del sale ma luoghi privilegiati per l’allevamento delle ostriche.
A partire dal 1850 tutti i principali giacimenti francesi sono sottoposti a divieto di pesca e nel 1853 viene promulgata una legge da parte di Napoleone III per regolamentare il settore e salvaguardare la specie “ostrea edulis” dall’estinzione. Napoleone si avvale dell’esperto zoologo ed embriologo Victor Coste (considerato il padre dell’ostricoltura moderna) che dopo aver studiato i litorali europei (in particolare Francia e Italia), riesce ad elaborare una precisa teoria sulle prime fasi del ciclo di vita dell’ostrica in allevamento.
Gi‡ dalla fine del ‘400 i portoghesi importavano dalle Indie ostriche della specie “crassostrea angulata (ostrica concava)”. Dalla fine dell’800 i lusitani iniziano un fiorente scambio con i vicini francesi. Proprio durante uno di questi viaggi la nave “Le Morlaisien” salpata da Lisbona e diretta a Bordeaux con un carico di centinaia di migliaia di ostriche Ë costretta ad affrontare una violenta tempesta che la costringe ad attraccare in Francia con notevole ritardo. Il carico deperisce quasi complentamente costringendo la dogana transalpina a respingerlo e obbligando il capitano a gettare il carico in mare. Il capitan Patoiseau riversa tutto nell’estuario della Gironda dove questa specie di ostrica colonizza la zona nel giro di qualche anno.
Nel 1920 una grande epizoozia decima l’ostrica piatta e nel 1924 la produzione viene abbandonata. E’ cosi’ che l’ostrica portoghese soppianta la piatta in tutti i parchi ostreicoli francesi. Nel 1960 la produzione era costituita dall’80% di ostrica portoghese e dal 20% di ostrica piatta. Nel 1970 Ë l’ostrica portoghese ad essere decimata da una nuova epizoozia. L’ostricoltura Ë praticamente in ginocchio ma qualche curioso e illuminato ostricoltore della Charente Maritime decide di puntare sulla crassostra gigas, gi‡ allevata in Giappone. Nasce cosi’ una commissione di studi francese con l’obiettivo di capire la fattibilità di una introduzione della crassostrea gigas al posto dalla angulata. Dopo svariati test nel 1971 si decide di importare definitivamente la crassostrea gigas dalla British Columbia (Canada).
Con la nuova ostrica concava la produzione francese riprende quota fino al 2007, quando l’ennesima epizoozia colpisce la crassostrea gigas. Il settore entra nuovamente in crisi ma questa volta Ë la tecnologia a trovare la soluzione grazie all’isolamento di ceppi pi˘ resistenti che porteranno gradualmente ad una ripopolazione dei parchi ostreicoli.